09-07-2017 ore 16:00 | Economia - Associazioni
di Francesco Ferri

Pirateria agroalimentare, slealtà a tavola. Moncalvo: “senza tutele le Dop italiane”

Dall'extravergine Toscano alla nocciola del Piemonte, dal salame di Varzi a quello d'oca di Mortara, dal pecorino Crotonese al formaggio Castelmagno. È scoppiata la rivolta dei consorzi di tutela delle denominazioni di origine italiane nei confronti dell'accordo Ceta di libero scambio con il Canada. Lascia senza tutela dalle imitazioni 250 delle 291 denominazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy riconosciute dall'Unione Europea. “Si stanno moltiplicando le sollecitazioni nei confronti dei parlamentari per salvaguardare denominazioni storiche frutto del lavoro di intere generazioni” spiega nel comunicato Coldiretti. Dopo la protesta di martedì 5 luglio a Montecitorio (qui il dettaglio) ha annunciato la mobilitazione permanente per fare pressing sui parlamentari che dovranno votare la ratifica del trattato dal 25 al 27 luglio al Senato.

 

Pirateria agroalimentare

Secondo Coldiretti, “le bugie interessate sui contenuti di un accordo che concede la possibilità di chiamare con lo stesso nome produzioni del tutto diverse legalizzando di fatto la pirateria agroalimentare, il peggior nemico del Made in Italy all'estero. Per la prima volta nella storia dell'Unione peraltro si accorda a livello internazionale un esplicito e formale via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici. Un gravissimo precedente per i futuri accordi commerciali con altri paesi come dimostra quello appena siglato con il Giappone che accorda protezione solo al 6% delle denominazioni europee”.

 

Concorrenza sleale

“L'accordo con il Canada è il cavallo di Troia delle politiche commerciali dell'Unione per
portare alla volgarizzazione delle produzioni agroalimentari nazionali custodite da generazioni di agricoltori -  afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "la presunzione di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori sui mercati internazionali dove invece l'Italia e l'unione Europea hanno il dovere di difendere le produzioni che sono l'espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo".

 

La mobilitazione

A sostegno dell'iniziativa un ampio gruppo di altre organizzazioni – Cgil, Arci, Adusbef, Movimento consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International,  Federconsumatori, Acli terra e Fair Watch -  hanno manifestato a piazza Montecitorio insieme a ex ministri alle politiche agricole, parlamentari di ogni schieramento, presidenti e assessori regionali, sindaci ed esponenti della società civile.

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