24-03-2014 ore 15:18 | Cultura - Itinerari
di Paola Adenti

Conclusa la XXII Edizione delle Giornate FAI di Primavera. Apertura straordinaria di oltre 750 luoghi in ogni regione italiana. Anche a Crema visite a contributo libero inserite negli itinerari della provincia di Cremona

Sabato e domenica scorsi sono stati appuntamenti imperdibili con "un grande spettacolo di arte e bellezza dedicato a tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio culturale e ambientale italiano, che ha come protagonisti centinaia di siti particolari, spesso inaccessibili e che eccezionalmente hanno potuto essere ammirati dal pubblico".

Quest'anno le due giornate sono state dedicate all'imperatore Augusto nel secondo millenario della sua morte e 120 aperture hanno raccontato, ove possibile, anche la sua storia. Aree archeologiche, borghi, chiese, musei, castelli, palazzi per due giorni sono stati a disposizione dei cittadini. I visitatori si sono avvalsi anche di guide d’eccezione ossia oltre 22.000 Apprendisti Ciceroni, giovani studenti che hanno illustrato aspetti storico-artistici delle aree visitate. Un’opportunità per sensibilizzare le nuove generazioni nei confronti del patrimonio artistico italiano di cui saranno i futuri fruitori e responsabili.

 

Il FAI a Crema

È stato il Palazzo Benzoni-Scotti-Martini-Giovio Della Torre-Donati De Conti, la location di Crema deputata alla visita guidata dal Fondo Ambiente Italiano per l'edizione 2014. Moltissime le presenze che, fin dal mattino di sabato 22 marzo, si sono prenotate direttamente allo stand FAI situato sotto i portici di Piazza Duomo o nei giorni precedenti, via mail. Divisi in ordinati gruppi, i prenotati sono stati tutti affidati alla preparazione delle guide certificate che per due giornate hanno accompagnato cremaschi e non in visita ad un palazzo ricchissimo di storia e costruito nel Cinquecento dal nobile Socino Benzoni. Resa possibile dalla disponibiltà della signora Severina Donati De Conti, che vi risiede, ogni visita ha avuto un differente punto di partenza per non creare ingorghi. Partendo  dall'ala settecentesca ci si ritrova nelle sale adibite ai ricevimenti. Gli affreschi sono qui lineari, puliti, razionali, di epoca illuminista poichè l'ala est venne ristrutturata proprio a partire dal 1770 ad opera dei Conti Martini. Le forme sono neoclassiche con influenze piemontesi in quanto il Conte Martini aveva stretto amicizia con Camillo Benso Conte di Cavour.

 

Le sale

La sala adiacente è più ricca, con decorazioni a grottesche e a candelabra, la volta è affrescata con le allegorie delle arti, inserite in un ordine geometrico di chiara influenza illuminista. Il richiamo delle grottesche va all'antichità, alla Domus Aurea, scoperta nel Cinquecento, ad Ercolano e Pompei, ritrovate nel Settecento. La sala-conferenze vede dipinto sulla volta del soffitto un tema legato alla mitologia classica: il ratto di Ganimede, divenuto coppiere degli dei. Scorci unici appaiono dalle finestre del palazzo, ora su Piazza Duomo ora su quella che si chiamava Piazza Martini, sede dell'attuale teatro cittadino che era all'epoca chiesa di famiglia.

 

Il cortile e l'ala antica

Nel cortile interno numerosi capitelli riportano gli stemmi delle famiglie che nel corso dei secoli si sono avvicendate, fra matrimoni e vendite, alla residenza nel palazzo. La parte più antica è l'ala ovest dall'ingresso sormontato da un capitello pensile. In questa parte trionfa il virtuosismo decorativo con aperture sormontate da timpani con ricchi cartigli. Si accede, attraverso un lungo scalone, alla zona abitata dalla pittrice e storica Severina Donati De Conti, discendente da una famiglia di notai. Lungo lo scalone, con la balaustra in pietra arenaria, fotografie, quadri, documenti appesi, a testimoniare le vicende intricate delle famiglie via via residenti con un esplicito riferimento al bis nipote di Socino Benzoni, Francesco Bernardino, che ispirò Alessandro Manzoni nel delineare la figura dell'Innominato.

 

Interno ed esterno

All'interno delle stanze abitate, un mezzanino adibito a studio di pittura e ancora salotti atti a ricevere, arredati con mobili d'epoca ed abbelliti da dipinti alle pareti, collezioni di ceramiche e maioliche antiche. Gli affreschi tornano in queste stanze ad essere neoclassici, razionali, con richiami all'intelligenza e alla forza attraverso grifoni alati e grappoli d'uva a testimoniare l'essere una residenza di campagna. La pianta del palazzo era in origine a L, ma con il tempo e nuove costruzioni distribuite su quattro piani, è divenuta a U. Il barocchetto piemontese impera all'esterno con le alte finestre decorate con timpani. Nel 1913 venne modificato un edificio già esistente a partire dal Settecento e posto sul lato sud ad unire le ali più elevate. Adibito anticamente a limonaia e a deposito carrozze, divenne poi per anni sede degli uffici delle Poste Italiane di Crema.