23-02-2017 ore 10:16 | Cultura - Arte
di Gianni Carrolli

Lissone. L’ambivalenza dell’essere: L’ospite parassita di Arrivabene in mostra al Mac

Dal 25 febbraio al 14 maggio L’ospite parassita di Agostino Arrivabene sarà ospite del Museo di arte contemporanea di Lissone. Curata da Chatia Cicero e Alberto Zanchetta, la mostra dell'artista cremasco - classe 1967, di Rivolta d'Adda - offre un approccio caleidoscopico alla sua arte, rivelandone “gli aspetti più mutevoli e imprevedibili che si innescano in un gioco di connessioni, dissonanze e dialoghi tra dipinti, installazioni e mirabilia”.

 

Nutrimento emozionale

Il titolo della mostra evoca la condizione ambivalente dell’essere ospitante, od ospitato, e la necessità di attingere energia emozionale da fonti e situazioni che ne alimentano la creatività. Il fascino, la sofferenza e il disgusto trasmessi dalla realtà sono per Arrivabene vitali forme di nutrimento, trasformate dall’immaginazione per costruire un nuovo modo di vedere, un mito personale da utilizzare come guida.

 

Tre mondi in uno

L’influsso parassitario si estende anche all’interno dei dipinti: inserzioni entomologiche, peduncoli o infiorescenze si cibano delle carni dei personaggi effigiati, lasciando proliferare nuovi tessuti connettivi che talvolta finiscono quasi per fagocitarne il respiro vitale. Ne scaturisce una concezione visionaria in cui mondo vegetale, animale e umano coesistono l’uno nell’altro a stabilire un abbraccio perpetuo così come un naturale sviluppo/fusione teratomorfica.

 

Non solo pittura

Da Leonardo a Dürer a Moreau ed Ernst, sono molte le influenze che si possono cogliere nelle opere di Arrivabene. L’artista fa rivivere esperienze di carattere mistico travalicando i limiti spazio-temporali della personalità, del conscio e dell’inconscio, nell’incessante esplorazione di un universo interiore che si snoda tra reminescenze di vite già vissute o solo vagheggiate. All’opera pittorica si aggiungono i mirabilia di Arrivabene – provenienti dalla collezione privata dell’artista – cui fanno da contraltare alcune installazioni organiche: teschi, fiori e farfalle che alludono alla caducità dell’esistenza attraverso dissezioni e innesti parassitari, salvaguardati all’interno di campane di vetro.