22-12-2016 ore 10:40 | Cultura - Crema
di Rebecca Ronchi

Crema. Letteratura e sport, Gianni Mura incontra gli studenti di Racchetti e Da Vinci

Scrivere di sport e di sogni, di etica, passione e umanità. Affrontare “la stasi della pagina bianca”, scrivere "un pezzo di colore" e soprattutto ricordarsi che “il buon giornalista sportivo deve essere imparziale e, quindi, non tifoso; deve guadagnarsi giorno per giorno la fiducia dei suoi lettori”. Questi sono solo alcuni degli insegnamenti del giornalista Gianni Mura, protagonista dell'incontro con gli studenti del liceo Racchetti Da Vinci nell’ambito del progetto Romanzi in città. Letteratura e sport.

 

L’umanità dei campioni

Il giornalista milanese, storico collaboratore de La Repubblica, ha ricordato che “se in primo luogo conta il risultato, in realtà è importante il come si vince: in modo pulito, in modo diverso, mettendo in gioco la propria umanità. Dietro un grande campione c’è un grande uomo”. Giocano un ruolo decisivo anche il rispetto delle regole e soprattutto la sconfitta: “il talento da solo non basta, servono duro allenamento, costanza e rispetto delle regole. Serve essere consapevoli dei propri limiti, serve saper perdere, lo sportivo che è prima di tutto un uomo sa cadere e rialzarsi. Lo sport è un pezzo di vita”.

 

C’erano un volta calcio e ciclismo

Durante la terza parte dell’incontro ha affrontato “il racconto di un altro calcio e di un’altra Italia: piccola, povera, coraggiosa, dai grandi valori. La stessa Italia che le grandi penne inviate al Giro facevano conoscere”. Sollecitato dalle domande dei ragazzi, Mura ha ricordato che “lo sport appartiene a tutti, non c’è niente di eccezionale nel farlo”. Eccezionale tuttavia è il valore formativo dello sport: ogni grande campione ha innanzitutto una grandissima umanità. E il vero giornalista quella immortala nelle sue pagine.

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