21-10-2017 ore 20:49 | Cultura - Ferrara
di Diego Meis

Ferrara. L'età della rabbia chiude il Festival e apre il dibattito sull'indipendenza catalana

Mentre il Teatro comunale di Ferrara si riempie per L’età della rabbia, l’ultimo appuntamento in calendario del Festival Internazionale 2017, la platea è punteggiata dagli schermi luminosi degli smartphone, dove compaiono le ultime immagini del referendum per l’indipendenza della Catalogna. Proprio in quelle ore infatti la regione spagnola ha votato per la propria autonomia dal governo centrale: una consultazione controversa, indetta senza l’avvallo maggioritario del Parlamento centrale e sfociata in sanguinose scene di violenza tra la polizia statale – intervenuta per impedire l’accesso alle urne – e i cittadini catalani, causando oltre ottocento feriti. Poche ore più tardi avrebbe vinto il sì, con 90 per cento di preferenze espresse da oltre 2 milioni di catalani votanti (5.3 milioni gli aventi diritto).

 

Un dibattito in plenaria

Nata come questione territoriale, il voto per l’indipendenza catalana ha assunto dimensioni internazionali diventando simbolo dei numerosi movimenti per l’autonomia sorti e risorti in tutta Europa nel corso degli ultimi mesi. Mercoledì 4 ottobre l’Europarlamento riunito a Strasburgo dedicherà un dibattito in plenaria alla questione catalana nel tentativo di dare analisi e risposte a quanto accaduto. Nel rispetto del pluralismo d’idee, rimane la preoccupazione per i fatti di violenza che anche stavolta hanno macchiato le pagine della democrazia in un giorno di “gioiosa manifestazione elettorale”, almeno nelle intenzioni del governo di Barcellona. Sul palco di Internazionale nessun commento a caldo, ma l’invito a riflettere: “È difficile distribuire torti e ragioni di fronte ad immagini come quelle viste oggi in tv - commenta Giovanni de Mauro, direttore dell’omonima rivista - bisogna approfondire e dotarsi di strumenti adeguati”.

 

Dallo strappo al rilancio

Da un lato l'analisi profonda delle ferite e delle fratture di questa modernità scossa da secessioni, scissioni, strappi, soprusi, dall’altro il rilancio, ottimista, coraggioso, in divenire. Sul palco e in platea emerge la voglia di scoprire le storie di ordinaria rivoluzione, individuali o collettive, racchiuse in pellicole o scatti fotografici che costituiscono la testimonianza di un’alternativa possibile. È questo il messaggio del Festival 2017, che ancora una volta vive dell’energia positiva generata dall’incontro tra chi racconta il mondo e chi sceglie di conoscerlo e farsi parte attiva, riabilitando il giornalismo come strumento di ricerca della verità: la scommessa ricade sulle nuove generazioni, che – citando il giornalista Mauro Rostagno – non intendono trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto.