18-12-2017 ore 13:47 | Cultura - Incontri
di Lidia Gallanti

Crema. I migranti non sanno nuotare, in sala da Cemmo storie di naufragi e salvataggi

Il viaggio di un migrante è come una catena. Prima la partenza dalla terra d’origine, poi la traversata del deserto per raggiungere la Libia, nei centri di detenzione. Chi riesce a superare il terzo anello prosegue il tragitto sul mare, fino all’ultima tappa, che per i più fortunati coincide con il salvataggio. È ciò che incontrano i volontari dell’organizzazione umanitaria Sos Méditerranée, presente ieri sera in sala Pietro da Cemmo per la proiezione del documentario I migranti non sanno nuotare. L’incontro patrocinato dal Comune e promosso da ufficio Migrantes, Centro missionario diocesano, Caritas, Libera e altre associazioni territoriali è stato introdotto dalla performance musicale dell’istituto musicale Rusconi e dall’intervento di Ferruccio Frigerio, volontario e co-fondatore della sezione italiana a Palermo.

 

Sul mare, in prima linea

“Non siamo qui per fare politica, ma per raccontare e ricordare cosa succede quotidianamente nel mare nostrum”, spiega Frigerio. L’associazione si dichiara indipendente da ideologie e schieramenti: come specifica il volontario, il progetto internazionale nasce dalla cooperazione tra Germania, Francia, Svizzera e Italia. Da febbraio 2016 il progetto è attivo sul Mediterraneo con Aquarius, nave di ricerca e soccorso gestita in collaborazione con Medici senza Frontiere Olanda. A bordo c’è un equipaggio internazionale composto da staff nautico, medici e squadra di salvataggio. A loro il compito d’intervenire in tempo reale per recuperare le imbarcazioni a rischio di naufragio e prestare le prime cure in attesa dei soccorsi. In due anni l’équipe ha tratto in salvo 24.388 persone, operando sotto il coordinamento del Maritime Rescue Coordination Centre di Roma. L’attività si basa sul sostegno diretto della società civile, e sull’esperienza di Aquarius punta a sviluppare una rete d’imbarcazioni con équipe formate per il salvataggio.

 

A bordo di Aquarius

“Quarantamila annegati in quindici anni, il Mediterraneo è diventato un immenso cimitero”, così recita la voce fuori campo all’inizio del documentario I migranti non sanno nuotare. Il giornalista francese Jean Paul Mari racconta naufragio e salvataggio vivendo per 21 giorni a bordo di Aquarius con lo staff di Sos Mediterranée. Il tutto ripreso dalla telecamiera di Frank Dhelens, che accosta il taglio documentaristico a riprese in soggettiva dal forte impatto emotivo. In primo piano, i volti e le mani di chi si aggrappa all’imbarcazione di salvataggio, portando con sé la gioia dell’approdo e la sofferenza di un viaggio che per molti non si è concluso allo stesso modo. Immagini e testimonianze per capire chi sono i migranti, cosa cercano, perché decidono di partire, e raccontare ciò che tutti i giorni accade al largo di Lampedusa.