18-11-2016 ore 16:18 | Cultura - Libri
di Andrea Galvani

Non dite alla mamma che faccio la segretaria. Debora Attanasio, una ragazza normale alla corte del re del porno italiano

Certo con lei la signora Fornero avrebbe avuto vita difficile: impossibile definirla choosy, schizzinosa. Per lavoro, a lei vegetariana appena uscita dall’università con un mutuo da pagare, è toccato fare di tutto: portare topini al pitone del capo, falsificare autografi e baci da mettere all'asta (peraltro andati a ruba), promuovere le star nei locali di provincia, scrivere rubriche sui giornali. Se nei curriculum, di solito, si mettono le esperienze maturate durante stage poco (o niente) retribuiti, gonfiando alla bisogna competenze e capacità lessicali, nel suo caso non si può che strabuzzare gli occhi e sfogliare pagina dopo pagina le “memorie di una ragazza normale alla corte del re dell’hard”. Come sono? Diciamolo subito: una storia travolgente, vissuta e raccontata in prima persona da una posizione privilegiata, il residence che ospitava gli uffici di Diva Futura in fondo alla via Cassia. Il luogo in cui abitavano anche tutte le grandi pornostar della scuderia: Moana Pozzi, Milly D’Abbraccio, Eva Henger, Ilona Staller. Non dite alla mamma che faccio la segretaria (Sperling & Kupfer, 2013) è il libro scritto da Debora Attanasio, giornalista di Marie Claire, per nove anni segretaria di Riccardo Schicchi, il re indiscusso del porno italiano, scomparso nel 2012.

 

Un lavoro molto speciale

“Feci almeno 10 colloqui e quasi tutti mi fecero proposte indecenti o mi misero le mani addosso. Poi arrivai da Riccardo tramite amici di amici. Mi squadrò, mi chiese se sapevo cosa si facesse nel suo ufficio e poi mi mostrò i gatti e le sue piante. Mi chiese: “Non sei allergica agli animali, vero?”. Risposi di no e ottenni il lavoro”. All’inizio il capo “era dispettoso, esigente ed impaziente. Col tempo, però, iniziò a fidarsi”. L’ambiente di lavoro era a dir poco inconsueto: “Moana era la più riservata, sembrava quasi formale. Non dava confidenza a nessuno. Sono stata a casa sua poche volte, in una di queste si aprì con me e iniziammo a parlare di uomini. Io le raccontavo dei miei fidanzati, lei di politici e personaggi famosi. Era tutto così sorprendente e sbilanciato. Eva Henger mi portava il gulasch fatto da lei”.


La sublimazione delle donne

Visto da vicino, Schicchi – che le ha sempre dato del lei - “era un visionario, un pioniere. E con lui non c’erano orari, si lavorava fino alle 5 del mattino. Ma mai, mai che mi sia annoiata. Sosteneva che quando hai un’idea devi portarla a termine subito, altrimenti sfugge. Odiava chi mortificava le donne nei film porno. Lui diceva sempre che occorre sublimarle. Sosteneva il sesso libero e incondizionato come principio di liberazione dai tabù, dal maschilismo come emancipazione personale e sociale”. Insomma, è sempre vero che l'abito non fa il monaco: persino in ambienti in cui se ne portano davvero pochi.

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