11-10-2017 ore 14:01 | Cultura - Guardamiglio
di Diego Meis

Vita dulcédo et spes nostra, conclusa a Guardamiglio la collettiva dedicata a Maria

Si è conclusa domenica 8 ottobre la collettiva Vita dulcédo et spes nostra, che per un mese ha raccolto le opere di una cinquantina di artisti negli ambienti di Palazzo Landi, a Guardamiglio. Come suggerito dal titolo - terzo verso in latino della preghiera Salve regina – la mostra inaugurata lo scorso 9 settembre racconta la figura di Maria attraverso forme artistiche differenti, tra pittura, scultura e installazioni in dialogo con lo spazio espositivo. Il risultato è un percorso composito, studiato per richiamare la cultura del pellegrinaggio fortemente legata al territorio lodigiano, attraversato dalla via Francigena.

 

Tre cremaschi in collettiva

Organizzata dalla Compagnia di Sigerico Laudense e dal comune di Guardamiglio con il patrocinio del Consiglio regionale della Lombardia, l’esposizione conta la presenza di 48 artisti provenienti in prevalenza dal territorio lombardo. Tra loro, la cremasca  Anna Mainardi ha partecipato con una scultura in terracotta intitolata Le rêve, per dare forma al sogno di Maria, prima donna e poi madre, leggera come il lembo di tessuto che tiene in grembo. Ispirata alle opere di Piero della Francesca, la tela di Maria Antonietta Rossi s'intitola Le bambole di piero e raffigura una maternità in foglia d’argento, in cui una madonna bambina abbraccia il piccolo in fasce raffigurando la nascita come un gioco sospeso tra dolcezza e dolore. Il pianenghese Mario Diegoli ha scelto invece di tradurre il soggetto in un’installazione polimaterica in ferro, acciaio, corda, cemento, calamite, piume, vino rosso. La composizione si basa sull’equilibrio tra le forme e lo spazio, in cui ogni parte porta in sé un forte significato simbolico, tracciando il percorso dall’Annunciazione - titolo dell'opera - al sacrificio estremo. Con loro anche la cremonese Daniela Gorla, che scompone il concetto in un trittico contemporaneo - Madonna - ispirato alla figura di donna-sposa-madre e della difficoltà di vestire i ruoli femminili nella società moderna.

 

I tanti volti di Maria

Maria come madre, donna, santa dal volto umano e dal ventre morbido, sono tante le sfaccettature colte dagli artisti, ora scomposte in forme mutevoli e ora riproposte per indagarne le tante sfaccettature ed interpretazioni, spaziando dall’iconografia cristiana ai culti tribali, fino a rivisitazioni contemporanee ispirate al concetto di femminilità generatrice. In occasione del finissage l’arte si è trasformata in musica, allietando il brindisi di chiusura con esecuzioni di brani sacri di Schubert, Gounod, Grieg e altri autori classici devoti al culto mariano, in linea con il tema scelto per l’esposizione.