11-03-2016 ore 11:57 | Cultura - Storia
di Luigi Dossena

Crema. Metafore e meteore storiche, gli eventi del Moso e di Ripalta Vecchia

Di tanto in tanto, nella sua Historia di Crema, Pietro da Terno descriveva cosa cadeva dal cielo, brevi narrazioni, fragranti e piene di suggestione, vere o false non lo sappiamo, noi ve ne descriviamo due, accadute a cavallo tra la fine del '400 e l'inizio del '500, richiamando probabilmente il bagno di sangue della battaglia di Agnadello e della battaglia di Ombriano.

 

A nigridine declinante

Il 23 marzo 1491, “dal cielo discende una pietra di notabel grosezza che il tuono fece di artiglieria richiamo e nella sabbia del Serio, presso Ripalta Vecchia si fermò, spezzandosi in molte parti. Era di culore a nigridine declinante, di odore sulfureo: un pezzo a Roma ne fu mandato, un pezzo per Giovan Antonio da Terno, vicario e ad Ascanio Sforza, cardinale vescovo di Cremona. Fu un pensiero dilla regina del cielo per unire la volta celeste con la valle di lacrime presso la nostra nuda terra?”

 

Facelle ardenti

La seconda meteorite discende in terra cremasca, il 4 settembre 1511. “Alle ore 2 di notte il cielo era da ogni parte sereno e la luna già quasi al drito, dil Austro passata, quando vidi spuntare una nebuletta accompagnata da tre tuoni, similmente a colpi di artiglieria, subitaneamente un tal splendore accese tutto l'emisfero. Uno dei tre tuoni si tenette assai a lungo, similmente a quelli delle facelle (fiammelle, ndr) ardenti di un vulcano. Quella nebula corse velocemente verso l'Africo finché si aprì in mille stelle filanti e tante pietre piovvero grosse et minute dietro l'Adda a Montodene, a Moscazzano, a Ceredano”.

 

Materia cungelata

“Nel territorio dil Moso di Bagnolo. Nel campo di tal Frecavalli cadde un masso di tal grosezza che nel cascar mosse più di un carro di terra. Si divise per la gran percossa ed un pezzo dal podestà di Crema fu fatto caricare su un carro trainato da buoi e inviato da prima a Milano e in seguito portato in Francia al cospetto del re. Era di materia cungelata cum udore sulfureo di colore cinere tendente a nigridine”. Così chiosò il Terni: “fu un araldo del ciel pel re di Franza che futura strage portò in nunzio al popolo mio”. Questo è un anticipo di quanto verrà narrato sabato 12 marzo alle ore 16.30 presso la sala Cremonesi del Museo civico di Crema per l'ottava pagina di storia cremasca, intitolata da Pietro da Terno a Mario Perolini.

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