04-03-2017 ore 15:35 | Cultura - Proiezioni
di Angelo Tagliani

Manchester by the sea, sublime e feroce come l'esistenza. Un inno all’imperfezione

I film di Kenneth Lonergan si aprono spesso con un evento di grande rilevanza. Sin dalle prime scene fa capire che allo spettatore non verrà consentito di assistere svogliatamente, di giudicare. Non varca mai la soglia della dignità e del rispetto, eppure riesce a far scorrere l’emozione sulla pelle del pubblico. Era già accaduto con You Can Count On Me e Margaret e si ripete ora con Manchester by the sea. Opera sublime. Feroce. Come l’esistenza.

 

Naturale ed eterno

Il ritmo è cadenzato e la colonna sonora – che tratteggia, anticipa e accompagna - è quanto di più naturale ed eterno si possa immaginare. È un suo tratto caratteristico: da Aus Liebe Will Mein Heiland Sterben (Passione secondo San Matteo) di Bach scelta per You Can Count On Me nel 2000 alla Belle nuit, ô nuit d’amour (Racconti di Hoffmann) di Offenbach per Margaret nel 2005, fino all’Adagio in Sol minore di Albinoni dell’ultimo film.


Inno all’umanità, all’imperfezione

Ideato da Matt Damon e affidato a Lonergan ha appena vinto due Oscar: miglior sceneggiatura originale e miglior attore protagonista, Casey Affleck. Film che non si conclude ai titoli di coda, interroga e indaga attori e spettatori. Li coglie nella loro quotidianità, in schiamazzi e silenzi. Sogni. Respiri. Inno all’umanità, all’imperfezione. Alla sua fragilità ed al suo rapporto di simbiosi – e di parità – con gli altri esseri viventi. Da non perdere.