02-03-2017 ore 19:23 | Cultura - Arte
di Gatacornia

Fumetti e dittatura. Con il regime o contro il nemico: dal Balilla al tenace Ala possente

“Fahrenheit 451 è la temperatura alla quale i libri prendono fuoco e cominciano a bruciare”. In un futuro dispotico, dove le Tv a schermo piatto impartiscono le regole del giusto vivere, i pompieri non spengono gli incendi ma, al contrario, li appiccano per distruggere i libri e l’idea di poter vivere in modo diverso. Perché mai citare Fahrenheit 451, il film di fantascienza del ‘66 di François Truffaut, in una rubrica di fumetti? Perché essendo proibita la diffusione della parola scritta il protagonista, Montag, interpretato da un serioso Oskar Werner, durante la sua bella colazione continentale al mattino si legge il quotidiano di “parola disegnata”: fumetti muti, quasi fossero delle istruzioni illustrate di un manuale di Come vivere correttamente questo grigio dispotismo in un possibile futuro del 1966.

 

I fumetti del Ventennio

Pur senza entrare in mondi fantascientifici, esistono fumetti piegati a regimi totalitari. Basti pensare al Ventennio fascista, quando la stampa era influenzata da Benito Mussolini. Un ottimo esempio può essere il Giornale del Balilla: rivista a fumetti dedicata ai giovani del fascio littorio, edita la prima volta nel ‘23, dove i fumetti e le rubriche gridavano cameratismo e gloria militare ai futuri soldati della patria. Nonostante la pressione alla diffusione del Balilla e dei suoi personaggi – come Peperino il Balilla sopraffino o Bobo L'eroico Balillino – i giovani preferivano Il corriere dei piccoli, con i suoi personaggi d’oltreoceano e uno stile più apolitico, che purtroppo non durò a lungo.

 

Nel Giardino dei mille fiori

Un esempio più contemporaneo sono i Manhwa, manga coreani della Corea del Nord. Se fino al 1994, sotto la dittatura di con Kim Il Sung i fumetti erano considerati un male sociale alla stregua di alcolismo, prostituzione e tossicodipendenza, con il passare del tempo e con la successione del figlio Kim Jong Il, le cose cambiarono e i fumetti vennero usati per diffondere messaggi di propaganda. Tra questi si ricordano Il grande generale Ala Possente, del 1994, dove il protagonista – Ala possente – è un’ape che deve salvare l’alveare e il Giardino dei mille fiori (la Corea del Nord) dall’invasione delle vespe e dai ragni (giapponesi, americani, Nazioni Unite), e dove le vignette del fumetto sono contornate da aforismi dittatoriali.

 

Con il regime, contro il nemico

Manifesti, caricature e fumetti sono mezzi molto efficaci per trasmettere tematiche complesse. I totalitarismi ne sono ben consapevoli, sia che li usino a loro vantaggio o che, come in Farhenheit 451 – tratto dal romanzo omonimo di Ray Bradbury, dal quale nel 2009 Tim Hamilton ha tratto un nuovo fumetto – “Il lunedì si bruci Lucrezio, il martedì Molière, mercoledì Machiavelli, giovedì Goldoni, venerdì Voltaire, il sabato Sartre e la domenica Dante”, perché considerati contro il regime.

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