28-09-2015 ore 12:48 | Cronaca - Dal mondo
di Fr. Ibrahim Faltas ofm

Dalla solitudine alla libertà. Diario di un viaggio speciale Laudato si, o mi Signore

Due anni fa di ritorno in treno da Napoli verso Roma, mi capitò d’incontrare sulla carrozza dove viaggiavo una piccola comitiva di disabili con i loro accompagnatori che tornavano da una gita. L’allegria della compagnia attirò particolarmente la mia attenzione, poichè ridevano felici e contenti per l’esperienza che stavano facendo, nonostante le loro difficoltà fisiche. Ricordo che con grande dignità si lasciavano aiutare dai loro accompagnatori.

 

Le esigenze dei più deboli

Nella mia mente e nel mio cuore, con il ricordo andai ai volti delle persone poco abili che avevo avuto occasione d’incontrare a Betlemme o a Gerusalemme, alcuni con malformazioni genetiche, ma tante disabilità provocate dall’ultima Intifada. Pensai che la persona disabile, con tutte le limitazioni e le sofferenze da cui è segnata, ci obbliga ad interrogarci sul mistero dell'uomo. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle esigenze dei più deboli e dei più bisognosi e nel rispetto della loro dignità che affrontano quotidianamente con tutte le limitazioni che l’handicap comporta.

 

A Roma in Vaticano

Ogni persona disabile dovrà essere facilitata a partecipare, per quanto le è possibile, alla vita della società ed essere aiutata ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine fisico, psichico e spirituale. Così pensai di iniziare un piccolo progetto, che coinvolgesse persone poco abili organizzando per loro un viaggio in Italia, con alcuni incontri significativi. La delegazione ufficiale, 7 persone provenienti da Betlemme, ha il suo primo emozionante incontro con il vescovo di Grosseto S.E. Rodolfo Cetoloni, conosciuto per la sua dedizione e per il suo amore verso la Terra Santa, venuto appositamente per noi. Grazie all’aiuto dell’Unitalsi, con molta trepidazione andiamo verso San Pietro all’incontro con Papa Francesco per l’udienza del mercoledì.

 

Progetto Sorriso

Durante il tragitto, una delle ragazze disabili mi ha sottolineato che dalla sua disgrazia, dal vivere sempre dietro le quinte, da dover passare sempre per ultima, ringraziava il Signore del privilegio che stava vivendo. Qui al gruppo palestinese si uniranno le famiglie di San Marino, che attraverso il Progetto Sorriso di Cinzia e Sandro Sapignoli, hanno avuto in adozione anche due bambine palestinesi disabili. Ho presentato ciascuno di loro a Papa Francesco, raccontando la loro storia, e non importa quale religione ognuno di loro appartenesse, ma l’emozione del Papa e la sua preghiera su tutti noi, ha creato un emozione molto grande e molta felicità, per la dolcezza e per il sentito interesse che ha mostrato Papa Francesco, che ha ringraziato tutti noi e tutta la Terra Santa per il dono del Tau in ulivo, realizzato da Zaccaria, con la preghiera francescana del Laudato Si ad elogio della sua bellissima enciclica.

 

In treno verso San Marino

Il nostro viaggio è proseguito in treno da Roma a Rimini verso San Marino. La piccola Repubblica è legata da molti anni alla Terra Santa grazie all’associazione Progetto Sorriso, che si prodiga in tante attività di sostegno e in particolare per l’adozione. La delegazione palestinese è stata ricevuta al Palazzo dei Capitani Reggenti con ufficialità ma con grande amicizia. La sorpresa grande per tutti noi e per i nostri ragazzi palestinesi è stata la conoscenza con Mirko, un ex capitano reggente, disabile, che con il suo pulmino attrezzatissimo, ha caricato tutte le carrozzelle e poi si è messo alla guida per mostrare la città. Potete immaginare lo stupore: una persona poco abile, porta in giro persone altrettanto poco abili! Questa esperienza sicuramente ha trasmesso un forte messaggio che abbatte tante paure, perchè non è per niente facile per persone disabili vivere una giornata normale, le barriere e le difficoltà da superare sono tantissime e nella convivenza di questi giorni noi accompagnatori abbiamo fatto tesoro prezioso di tutto.

 

L'Expo di Milano

Il viaggio prosegue verso Milano, verso l’Expo. In stazione Centrale avremmo dovuto incontrare una giovane ragazza di Gaza, Nidaa Badwan. Sentii per la prima volta il suo nome nel mese di luglio, a Betlemme; Antonella Lombardo, che stava realizzando insieme al suo staff di Dance Lab, un campus di danza per i nostri bambini, mi invitò a partecipare nel mese di settembre al Festival Armonia dei Popoli a Montecatini e mi chiese se potevo dare una mano per portare una giovane artista di Gaza, Nidaa Badwan. Rimasi particolarmente colpito dalla sua storia, ma soprattutto scoprii quale grande talento artistico custodiva nel suo cuore questa giovane quando vidi le immagini delle sue opere.

Il conflitto a Gaza

Durante l’ultimo conflitto di Gaza del 2013, Nidaa decise di chiudere la porta della sua stanza e non uscirne più, per moltissimi giorni, quasi quattordici mesi. La solitudine, la paura della guerra, la paura del futuro, hanno fatto emergere in lei una grande determinazione nel reiventarsi un via di comunicazione attraverso la sua passione per l’arte. Così la sua stanza è diventata la sua tela, dove poter fissare, attraverso un gioco di colore e di luce, la sua stessa immagine di giovane ragazza che porta nel cuore sogni e speranza di un futuro migliore. Il colore, le scenografie, lo scatto fotografico diventano poesia, parlano senza scrivere nemmeno una parola: ogni particolare è ricercato e Nidaa non lascia nulla al caso. Pensai che dovesse assolutamente far conoscere il suo pensiero attraverso le sue opere, la sua arte, che diventano il linguaggio dell’anima e del pensiero, dove ogni uomo depone la propria intoccabile verità e libertà.

 

Festa Nazionale della Palestina

Grazie all'intervento di molte persone è riuscita a partire dall’aereoporto israeliano di Ben Gurion verso l’Italia: non farà in tempo ad arrivare per la sua premiazione ma potrà ricordare ai suoi figli che dopo 15 anni, è stata la prima persona ad uscire da Gaza e partire da Tel Aviv. Non avendola incontrata durante la conferenza di Montecatini, la invitai a venire a Milano ad Expo, alla Festa Nazionale della Palestina, del 19 settembre. Il nostro è stato molto emozionante, lo sguardo luminoso, nonostante i suoi occhi abbiano visto la distruzione intorno a lei, il suo sorriso raggiante, di chi gusta la sensazione di una vita nuova.

Betlemme e Gaza

Passeggiando per i padiglioni, in mezzo a centinaia di migliaia di persone, potete immaginare lo choc di Nidaa: da Gaza city, grigia e distrutta, all’esplosione di architetture e colori che l’Expo offre ad ogni visitatore. Nidaa, qualche mese fa raccontava che la sua stanza era l’unico luogo in cui poteva continuare a sognare, un luogo dove l’isolamento, la solitudine riuscivano a darle più sicurezza di tutto ciò che accadeva fuori della sua città. Oggi è uscita dalla sua stanza, un sogno impossibile che è diventato realtà. Sono due aspetti della Palestina di oggi, una giovane artista di Gaza, chiusa nella striscia, i nostri giovani di Betlemme, chiusi dal muro di separazione, e per chi vive la disabilita’ chiuso nel suo limite fisico.

 

La via della solidarietà

In entrambe le situazioni, così diverse ma così vicine mi hanno rafforzato nella convinzione di investire molte energie per aiutare e sostenere il mondo della disabilità, creando iniziative che aiutino tutti ad uscire dal guscio, cercando di abbattere quel muro di indifferenza che spesso si attanaglia intorno a noi. Anche la storia di Nidaa rafforza in me la convinzione che dobbiamo continuare a percorrere la via della solidarietà e spendere tutte le nostre energie, per permettere ai giovani di esprimersi, convinti che l’arte possa aprire una nuova prospettiva sul futuro, ma anche una nuova visone della cultura palestinese, che ha nel suo cuore, il desiderio di mostrare, che nessuna guerra, nessun muro può sigillare la libertà di pensiero e dell’espressione artistica.

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