24-01-2017 ore 10:02 | Cronaca - Penne
di Stefano Zaninelli

Penne. Pala e camion per liberare il paese dalla neve. L’esperienza di due volontari cremaschi: "accolti a braccia aperte"

Ieri mattina Silvano e Dante si sono rimessi in marcia, destinazione Crema. Poco più di 550 chilometri separano Crema da Penne, il Comune della provincia pescarese dove hanno passato gli ultimi tre giorni aiutando a fronteggiare l’emergenza neve. Una quindicina di chilometri più in su, sulle pendici del Gran Sasso, i soccorritori continuano a scavare nel ventre dell’hotel Rigopiano, travolto da una slavina mercoledì scorso e tutt’ora nascosto sotto spessi strati di neve. “Li vedevi passare i convogli che si davano il cambio – racconta Silvano – e ogni volta che passava un mezzo le persone si giravano a guardare”.

 

L’emergenza a Penne

Silvano e Dante sono partiti giovedì scorso dal Cremasco. A bordo del camion che il loro datore di lavoro ha messo a disposizione, oltre a un piccolo escavatore, sono partiti alla volta di Penne. È lì che la Protezione civile di Crema li ha indirizzati: “abbiamo dato la nostra disponibilità – spiega Silvano – e dopo un giro di mail ci hanno contattati”. Venerdì mattina all’alba erano già per le strade di Penne: “abbiamo liberato il centro storico e le strade principali; loro non erano pronti, e i mezzi dovevano partire. Quello che possiamo dire è che è stata una bella lavorata, tutti i giorni dalle 6 del mattino fino a quando non scendeva il buio”.

 

Tanto lavoro da fare

Continua Silvano: “dov’eravamo noi fortunatamente la corrente l’avevano. Tuttavia, appena fuori dal paese la situazione è diversa: basta spostarsi di pochi chilometri per incontrare frazioni completamente isolate”. La neve ha intasato strade, campi e città. Nel pescarese come in altre parti del Centro Italia c’è chi ha dovuto aspettare giorni prima che gli operatori riuscissero a tracciare una via di fuga. Ma per quanto si faccia, di lavoro sembra ce ne sia ancora in abbondanza. Chi, come i due fratelli cremaschi, è partito volontario e ha vissuto la situazione in prima persona lo sa bene: “il problema è che oggi quelle popolazioni sono in difficoltà perché là, ad aiutare, eravamo solo volontari, e chi prima e chi dopo tutti dovremo tornare al lavoro”.

 

Speranza e dolore

Il viaggio verso casa porta con sé un mix di emozioni che a stento si riescono a trasmettere: “forse l’aspetto più bello è stato l’accoglienza – riflette Silvano – ci aspettavano a braccia aperte; il più doloroso è stato vedere la loro tristezza”. Dopo tre giorni a vangare e liberare, ora è tempo di tornare alla routine. Probabilmente questa fine settimana passata nelle neve continuerà a rivestire un posto speciale tra i ricordi di chi ci ha messo mani e fatica. Quello che certamente rimane è l’inossidabile certezza che la solidarietà non si è estinta, che far del bene è possibile anche nel piccolo privato di ciascuno.

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