23-11-2017 ore 20:15 | Cronaca - Roma
di Lidia Gallanti

Vaccini, il decreto è legittimo. La Consulta riconferma l'obbligatorietà della profilassi

Vaccini obbligatori per l’iscrizione scolastica, il decreto è legittimo. Lo ha stabilito la Corte costituzionale, che ieri mattina ha comunicato il parere successivo all’udienza pubblica di martedì 22 novembre, respingendo il ricorso mosso lo scorso 21 luglio dalla Regione Veneto. La sentenza completa - inappellabile - sarà redatta e pubblicata nelle prossime settimane, ma la sostanza è che la legge 119/2017 è stata riconfermata in ogni sua parte. Come spiega l’avvocato cremasco Marcello Palmieri, “il decreto approvato dal Governo è stato giudicato rispondente alla necessità emersa nello specifico contesto attuale, cioè il progressivo calo delle coperture vaccinali”.

 

L'antefatto

Nel mese di luglio fu la Regione Veneto ad annunciare una moratoria alla norma nazionale, quindi a chiedere il parere del Consiglio di Stato sulla differibilità dell’approvazione del provvedimento statale. Quindi ha fatto ricorso in via principale alla Corte costituzionale per dichiarare l’illegittimità della norma, sostenendo che lo Stato non potesse legiferare in tema di sanità, materia di competenza regionale. La Consulta ha riaffermato questo concetto, aggiungendo che garantire la salute e l’incolumità pubblica è prerogativa statale.

 

Nessun conflitto tra le norme

La Corte ha inoltre ribadito che non è suo compito esprimere un giudizio in merito all’efficacia dei vaccini, né ha il dovere di vagliare l'utilità del decreto, ma "si assicura che non vi sia conflitto tra le norme in vigore e la Carta costituzionale", specifica Palmieri. A questo proposito, "durante l'udienza pubblica di martedì mattina la Corte ha estromesso dal giudizio le associazioni terze che si erano costituite nella causa a sostegno del ricorso regionale contestando l'efficacia della profilassi. Ciò perché possono essere ammessi solo i soggetti che hanno un interesse diretto in quel preciso giudizio".

 

Esoneri e ammende

Riconfermato quindi il numero di vaccinazioni obbligatorie (10 in tutto, tra esavalente e tetravalente) entro i sei anni di vita e le ammende a carico di chi non si conforma alla normativa. L'esonero è consentito solo nel caso in cui il bambino abbia già contratto la malattia diventando immune, oppure in presenza di documenti che attestino un effettivo pericolo per la salute del piccolo, se sottoposto a profilassi. Il termine per mettersi in regola con i documenti sanitari rimane fissato al 10 marzo 2018, pena l'espulsione da nido e scuola materna.

 

Un bilanciamento di valori

Tra gli aspetti che non convincono i genitori, il fatto che l’obbligo di vaccinare decada con l’inizio della scuola elementare: “Come ha ricordato il magistrato costituzionale Giuliano Amato, che martedì ha partecipato come relatore per un’altra causa ma nel medesimo contesto, siamo di fronte a due valori garantiti dalla Costituzione", spiega Palmieri. "Da un lato la tutela della salute pubblica (articolo 32), dall’altro il diritto all’istruzione (articolo 34). In questi casi non è possibile tutelare uno a scapito dell’altro, ma si attua un bilanciamento per garantire entrambi. Ed è ciò che ha voluto operare il decreto”. Quindi è garantito l'accesso all'istruzione obbligatoria, ma i genitori di bambini non vaccinati dovranno pagare un’ammenda da 100 a 500 euro per ogni somministrazione o richiamo mancato.

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