21-02-2017 ore 15:22 | Cronaca - Dal mondo
di Andrea Galvani

Accoglienza dei migranti, dalla relocation mancata al peccato originale di Dublino

Il tema dell’accoglienza dei migranti continua a far discutere a livello internazionale, con ricadute anche a livello locale. L’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati ed il ministero dell’Interno tendono a “ridimensionare gli allarmismi”. Secondo dati ufficiali del Viminale, gli sbarchi sono stati 181.436 nel 2016 e 153.842 del 2015. L’incremento è stato del 17,9%. Dall’inizio di gennaio al 14 febbraio 2017 risulta siano sbarcate sulle coste italiane 9.948 persone, contro i 6.123 dello stesso periodo del 2015. Lo scorso anno i minori non accompagnati sono stati 25.485, nel 2017 già 395.

 

Dalla relocation al peccato di Dublino

“I numeri della ‘relocation’ in altri Paesi dell’Unione europea sono del tutto insoddisfacenti”. Durante l’audizione al comitato Schengen il ministro dell’Interno Marco Minniti ha ricordato che a fronte dei preventivati “40 mila ricollocamenti di profughi dall’Italia, ad oggi ne sono stati effettuati solo 3.200”. Con la Germania è stato sancito un accordo che prevede l’accoglimento di “500 migranti al mese”, appare evidente che “la disponibilità tedesca non risolve un problema che riguarda l’intera Europa. Le relocation – ha sottolineato il ministro - erano obbligatorie. Il peccato originale è il regolamento di Dublino: quando stabilisci che il Paese di primo approdo deve affrontate il problema, non si tiene conto del principio solidale dell’Europa”.

 

Domande d’asilo e rimpatri

Nel frattempo in Italia sono stati assicurati tempi più rapidi per quanto riguarda le “procedure informatiche sui ricongiungimenti familiari dei migranti”. È stato ridotto di un grado il contenzioso delle domande d'asilo. Sono istituite 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione nei tribunali di Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lecce, Napoli, Milano, Palermo e Roma. I richiedenti asilo possono essere impiegati nei lavori socialmente utili, su base volontaria e gratuita. In tutte le regioni vengono rafforzate le pratiche di identificazione: i Cie divengono Cpr-centri di permanenza per i rimpatri. Saranno dislocati d’intesa con i governatori. Per garantire l'esecuzione di rimpatri ed espulsioni lo Stato ha stanziato 19 milioni di euro.

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