05-06-2016 ore 20:51 | Cronaca - Damasco
di don Emilio Lingiardi

Siria. Il lavoro quotidiano dei frati e la dignità di un popolo ferito

La situazione per essere risolta nella giustizia chiede l'intervento politico di tutti i responsabili degli Stati interessati e coinvolti in una guerra che dura da più di 5 anni. A nome della comunità della Cattedrale e di tanti amici ho sentito il bisogno del cuore di recarmi in Siria, presso i padri Francescani che furono miei alunni a Gerusalemme, a portare la solidarietà concreta di vicinanza affettuosa e di aiuto economico. Con il permesso del governo siriano ho passato la frontiera del Libano e dopo numerosi e ripetuti controlli, sempre rispettosi, sono arrivato a Damasco nella comunità Bab Tuma, porta di Tommaso.

Missili e bombe
Ho visitato tante famiglie di poveri che mi confidavano di essere state costrette a bruciare perfino le scarpe e le ciabatte, in questi mesi freddi, pur di avere un po' di calore in casa. Ogni giorno si sentiva il rumore di missili e di bombe, perché il primo gruppo di Isis e solo a 2 chilometri di distanza dalla chiesa francescana. Questo ovviamente genera nelle persone paura ed angoscia, anche perché moltissime case sono state distrutte e danneggiate dai colpi di mortaio.

La dignità delle persone
Non c'è famiglia che non pianga un parente morto per violenza o notevolmente ferito. Accanto a questo la vita quotidiana è molto difficile per la mancanza d'acqua, che viene erogata solo 3 ore al giorno nonostante il caldo, e di elettricità che viene data pochissime ore al giorno così che è impossibile fare provviste a lungo termine e anche il pane è consegnato soltanto nel tempo in cui l'elettricità consente l'utilizzo dei forni. Ho trovato però le persone molto dignitose e i ragazzi e i giovani contenti di vivere tanto che la sera tarda ancora li vedeva giocare e scherzare per le strade.

I frati delle comunità cristiane
La mancanza di prospettiva futura porta soprattutto i giovani e le famiglie a lasciare il paese in cerca di terre accoglienti o di qualche prospettiva di lavoro. Le scene più toccanti le ho viste sia alla frontiera verso il Libano come nello stesso aeroporto di Beirut, dove le famiglie si salutavano con la disperazione al cuore, perché forse non si sarebbero più rivisti. L'aiuto che ho portato serve soprattutto perché i frati delle varie comunità cristiane possono organizzare un programma per quest'estate, a favore di bambini e ragazzi, sul modello del nostro grest.

La fine del conflitto
Anche il materiale scolastico per il prossimo settembre è stato garantito per 200 alunni a Damasco e altrettanti ad Aleppo, come segno di vicinanza ma anche di consolazione perché possono restare nella loro terra. Ho notato con piacere la grande stima che godono i frati, sempre rispettati e sostenuti nelle loro richieste. Sono stato con loro dalla prima consigliera di Assad per chiedere la restituzione della scuola di Laodicea (Latakie), nazionalizzata nel 1970 e probabilmente restituita in queste settimane. Possono essere piccoli segni di speranza, anche se la situazione per essere risolta nella giustizia chiede l'intervento politico di tutti i responsabili degli Stati interessati e coinvolti in una guerra che dura da più di 5 anni.

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