Gestione idrica, l'atmosfera si surriscalda. Domani una nuova seduta del cda dell'Aato. Cavalli: "attendiamo documenti ufficiali, nel caso organizzeremo una risposta"
"Domani si svolgerà una nuova riunione del consiglio di amministrazione dell'Ato. In quella sede chiederò di avere un testo ufficiale e nel caso venisse confermata la bozza con l'approvazione del modello di società mista per la gestione idrica in provincia di Cremona, vedremo di organizzare una risposta". Così poco fa Marco Cavalli, sindaco di Romanengo e membro dell'Ato, tornata al centro dell'attenzione dopo mesi di relativa tranquillità.
Scontri
Lo scorso dicembre, in un'assemblea tesissima che rischiò di sfociare in scontri fisici, l'affidamento della gestione dell’acqua ad una società mista pubblico-privato era stato nuovamente bocciato. La questione rischiò di spaccare solide alleanze e in molti, a taccuini spenti, si smarcarono da quella che venne definita un'operazione voluta dai vertici del Pirellone. Si disse che l'iniziativa era prettamente elettorale e di parte - ovvero la maggioranza dei sindaci contrari alla proposta era di centrosinistra - ma a onor del vero già in precedenza 102 sindaci della Provincia di Cremona non se l'erano sentita di andare contro l'inequivocabile esito referendario in materia di acqua pubbica, bocciando quindi la proposta fieramente difesa da Massimiliano Salini.
La maggioranza ponderata
Il presidente della provincia spiegò che non aveva nessuna intenzione di recedere dal proprio proposito. A dar manforte alla tesi snocciolò la necessità di recuperare fondi e capacità dal settore privato per ovviare alla vetustà delle strutture pubbliche. Si arrivò a sostenere che per cassare la proposta della gestrione mista fosse necessario ottenere una 'maggioranza ponderata', calcolando cioè il peso demografico dei territori e dei comuni contrari. Tra manifestazioni pubbliche più o meno infuocate e il voto, col cambio del sindaco di Crema, il Tavolo Idrico Provinciale arrivò a dar mandato ad un unico professionista affinché realizzasse un gestore unico del ciclo idrico integrato.
L'ordine del giorno
Nei giorni scorsi, invece, il consiglio di amministrazione dell’Ato ha approvato la costituzione della società mista inserendo solo all’ultimo momento utile l’argomento all’ordine del giorno. A favore è arrivato il voto del Comune di Cremona, che in precedenza non aveva partecipato alla riunione, con l’assessore Francesco Bordi, mentre il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, contrariamente a quanto fatto in precedenza dal suo predecessore Bruno Bruttomesso, ha immediatamente inviato una lettera dai toni piuttosto caldi, con la perentoria richiesta della sospensione dell’ordine del giorno. "La decisione dell'Ato - ha spiegato Bonaldi - è stato un colpo di mano di una gravità inaudita per il territorio e per i sindaci che stavano lavorando al percorso per la società unica".
Le estreme conseguenze
L'opposizione, ovvero Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Rifondazione Comunista, Movimento 5 Stelle e Lista Torchio hanno comunicato senza mezzi termini la propria contrarietà. Ora, come detto in apertura, si attende che l'Ato produca un documento ufficiale, che verrà poi passato al setaccio ed impugnato, sino ad arrivare, se necessario, al ricorso al Tar. Il piano approvato dal consiglio d'amministrazione dell’Ato prevede sostanziosi investimenti - 370 milioni di euro - per la realizzazione e la sistemazione di fognature, depuratori e acquedotti sull'intero territorio provinciale. Come detto è in programma una stretta sinergia fra pubblico e privato, che sarà obbligato ad una quota minoritaria e sarà individuato attraverso una gara ad evidenza pubblica.