Centro culturale arabo a Crema. Battista Arpini, 'Solo cose buone per Crema': "si faccia ma tenendo conto di luogo, condizioni e sicurezza"
Si susseguono le prese di posizione sull'intenzione dell'amministrazione comunale guidata da Stefania Bonaldi di realizzare un centro culturale arabo a Crema. Per qualcuno bisognerebbe dire da subito che si tratta di costruire una moschea. Lo sostiene ad esempio Battista Arpini, consigliere di minoranza del gruppo 'Solo cose buone per Crema'.
Intento nobile
“Dietro la denominazione centro culturale leggasi moschea, poiché l’intento dichiarato è quello di ottenere un luogo di preghiera; in sé un intento nobilissimo, ma si tenga presente che si tratta di islamici, con tutto quello che, unica al mondo e, per fortuna non sempre, questa religione rappresenta in termini di sicurezza”.
Il problema dei posteggi
"Oltre alla sicurezza - spiega Arpini - occorre considerare l’esigenza logistica di parcheggi, trattandosi di riunioni su larga scala, nei giorni di venerdì, loro giornata di preghiera e nostra di lavoro. Detto questo, da cattolico, non posso negare a nessuno il diritto di professare la propria fede e credo sia più che lecito che gli islamici cerchino di organizzarsi".
L'ecumenista convinto
“Da ecumenista convinto, mi elevo moralmente quando le religioni si incontrano, in spirito di pace, di dialogo, di confronto e di reciprocità. Auguro che anche l’Islam arrivi presto a considerare questi valori e li condivida, aprendosi, ad esempio, alla possibilità, per un loro membro, di convertirsi ad altre culture, anche in Italia si sono soppressi nientemeno che i figli per evitarlo e rispettando le altre minoranze religiose nei luoghi dove la loro cultura e religione sono dominanti, vedi i ripetuti massacri di cristiani riuniti a santificare la domenica”.
Nessun onere per il comune
"Quando il capo religioso è anche capo politico - spiega Arpini - si può fare di tutto per conservare il potere! Un altro aspetto che considero importante sul progetto di insediare una nuova moschea, è l’onerosità dell’operazione che deve essere totalmente a carico degli interessati, compresa l’acquisizione delle aree, senza aggravi alla comunità civile. Invece certe forze politiche, in particolare quelle che la maggioranza dei cittadini cremaschi hanno votato per l’amministrazione comunale sono, da un lato, molto attente ed accanite perché i beni patrimoniali della chiesa cattolica siano assoggettati ad IMU, ed altrettanto “sensibili” perché le altre confessioni religiose siano, non solo garantite, ma anche beneficate economicamente, invocando, in modo ipocrita, la tutela di diritti e uguaglianze.
La valenza degli oratori
“Senza tenere così conto della valenza sociale dell’attività della chiesa cattolica, a partire dagli oratori, dove tutti i nostri ragazzi beneficiano di strutture realizzate anche per supplire alle carenze Amministrative, per finire con tutta l’attività socio assistenziale delle Caritas parrocchiali e diocesana a favore dei meno fortunati in senso materiale e spirituale. Una funzione ineguagliabile ed insostituibile, che da sola meriterebbe molta maggiore contribuzione pubblica, poiché supplisce, innegabilmente, all’azione sociale della Amministrazione”.
Il rischio ghetto
“Dopo queste considerazioni generali, mi si consenta di constatare e sottolineare come, per l’ennesima volta, certe funzioni e certe attività siano riservate alle frazioni della città. Se si tratta di curare gli arredi, piuttosto che installare portabiciclette o fioriere, o collocare statue monumentali, si ha l’ottica stretta del centro urbano. Quando invece è qualcosa che può creare “ghetto”, a cominciare dagli insediamenti popolari oppure le edificazioni volumetricamente abnormi e, via di questo passo, fino all’insediamento di una moschea, va benissimo il territorio di Ombriano. Un territorio buono per raccogliere alla grande contribuzione fiscale, scarseggiare con i servizi e tenere “fuori dai piedi, salvando la faccia” le iniziative scomode” conclude il consigliere comunale.