13-10-2012 ore 21:10 | Cronaca - Crema
di don Emilio Lingiardi

La missione della pace in Europa. Dal messaggio di papa Giovanni XXIII, con l'enciclica 'Pacem in terris' del 1963, all'assegnazione del premio Nobel

In questi giorni la Chiesa e la comunità intera ha ricordato con commozione e gratitudine l'inizio del Concilio Vaticano II di 50 anni fa, l'11 ottobre del 1962. Con particolare attenzione al magistero solenne di papa Giovanni XXIII, che qualche giorno dopo, il 20 ottobre, con messaggi incisivi e coinvolgenti, aveva convinto Kennedy e Kruscev a deporre le armi e a trovare una strada per l'incontro dei due blocchi che volevano contrapporsi nella baia dei Porci a Cuba.

A tutti gli uomini di buona volontà
Il papa diede questa notizia rasserenante ai 2300 vescovi riuniti in San Pietro e da quella sera ha iniziato una riflessione sul problema della pace che avrebbe poi espresso in modo ampio ed organico nell'enciclica Pacem in terris pubblicata il giorno del giovedì santo l'11 aprile del 1963, a 50 giorni dalla sua morte. Per la prima volta nella storia della Chiesa si rivolgeva non solo ai cattolici e ai cristiani, ma a tutti gli uomini di buona volontà, che incitava ad essere protagonisti della pace, fondata su quattro pilastri: Verità, giustizia, amore e libertà

Il nobel per la pace
Mentre tutto il mondo ricordava con affetto il papa della pace, da Stoccolma è giunta la notizia dell'assegnazione del premio nobel 2012 per la pace all'Unione europea per "aver contribuito per sei decenni all'avanzamento della pace e della riconciliazione, la democrazia e i diritti umani in Europa". Normalmente nella storia anche recente, con questo premio si erano segnalate o gruppi o persone particolarmente legate all'impegno per la pace. Desta sorpresa questa assegnazione, anche se dal 1945 i popoli dell'Europa dell'ovest si sono trovati in una convivenza pacifica e rispettosa.

Il ruolo di Giovanni Paolo II
Dal 1989, anche in seguito all'intervento pressante e urgente del papa Giovanni Paolo II, che ha sempre sostenuto "l'Europa dei due polmoni", la caduta del muro ha avvicinato anche popoli dell'est per una riconciliazione serena e rispettosa. Sono però ancora presenti gravi problemi relativi alla libertà ed alla dignità delle persone, come in nazioni che un tempo componevano l'Unione Sovietica; non si può scordare la guerra dei Balcani, dove anche la Nato ha avuto il suo peso notevole nella dimensione militare e politica.

Gli interventi militari
In tempi più recenti le autorità politiche hanno deciso interventi militari, non richiesti dalla popolazione locale, in Libia e altri Paesi del Medioriente, che anziché essere aiutati a risolvere conflitti con il dialogo, sono abbondantemente armati dall'Europa. Il mercato delle armi, che parte dal Vecchio Continente, anche tramite istituzioni bancarie, è certamente tra le più prolifiche attività di profitto al di là delle dichiarazioni - che suonano molto retoriche - di pace e di giustizia.

La maturazione della pace
Le popolazioni europee sono certamente maturate nell'impegno per la pace, sia nell'accoglienza a tutti coloro che chiedono asilo e rifugio, scappando dalle loro nazioni in guerra, sia nel sostegno di tanti organizzazioni di volontariato a servizio di questi Paesi. E' cresciuta anche la presenza attenta e costante sia di missionari sia di laici che, anche nei conflitti più rischiosi, hanno sempre testimoniato la ricerca della pace non solo con la nonviolenza, ma anche attraverso la concretezza solidale verso chi soffre.

Il rispetto e il reciproco sostegno
L'augurio è che questo premio Nobel favorisca, più che nei governanti nelle popolazioni, una costante attenzione per la pace e aiuti a sentirsi un'unica famiglia all'interno dell'intera umanità, da vivere con rispetto, solidarietà e reciproco sostegno.