Taglieggiato da alcuni pugliesi ha chiesto l'intervento di alcuni esponenti della 'ndrangheta. Arrestato noto ristoratore cremasco. Le indagini proseguono
L'inchiesta che ha portato all'arresto dell'assessore regionale Domenico Zambetti riserva dei retroscena tanto inquietanti quanto clamorosi per quanto riguarda il territorio cremasco. E' stato infatti arrestato ieri mattina all'alba dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Milano Valentino Gisana, 39 anni, noto ristoratore e consorte della proprietaria di un ristorante pizzeria alle porte della città di Crema. L’ordinanza di custodia in carcere è stata firmata dal giudice Alessandro Santangelo.
L'estorsione e le minacce
Originario di Siracusa ma residente a Crema da anni, Gisana sarebbe stato taglieggiato da Fortunato Marzio, Francesco Russi, due pugliesi di 58 e 61 anni e da Carmine Palmieri, un calabrese di 45 anni. Dalle prime indiscrezioni pare che ogni mese il cremasco avrebbe dovuto versare una quota di denaro destinata a persone detenute. Per convincerlo a pagare non sono certo mancate le minacce, tra le quali l'assicurazione che il locale avrebbe potuto subire dei danni, incendiarsi o peggio, esplodere.
Le pistole in casa
Per risolvere questo 'problema' Gisana ha chiesto aiuto ad alcuni calabresi che secondo i militari sono riconducibili al clan Di Grillo-Mancuso. Nell'operazione, ancora in corso, sono state arrestate altre 23 persone in tutta la Lombardia, a Crema solo il ristoratore. Durante la perquisizione dell'abitazione sono state rinvenute due pistole con matricola abrasa, ora al vaglio degli inquirenti per comprendere se siano state utilizzate ed in che modo.
Le indagini
Gli inquirenti non escludono la possibilità che, oltre alla protezione, Gisana abbia chiesto denaro per poter saldare un debito di 200.000 euro contratto con un imprenditore. Al momento sono in corso ulteriori accertamenti a Milano e in varie zone della Lombardia. Non è escluso che la vicenda, possa riservare ulteriori sorprese.