Ospedale di Crema, spending review. Bordo inizia lo sciopero della sete. Piazzoni: "L'acqua è un diritto, non un privilegio"
Considerata l'attuale indisponibilità da parte dell'Azienda Ospedaliera di Crema a rivedere la decisione di togliere l'acqua ai malati ricoverati, a partire da domani Franco Bordo comincerà lo sciopero della sete, come già annunciato durante la protesta di domenica scorsa. Secondo Gabriele Piazzoni - Coordinatore Provinciale SeL - "la decisione assunta dalla direzione sanitaria guidata da Luigi Ablondi è in netto contrasto con i sentimenti di un'intera città che vive il suo ospedale, non solo come asettica struttura sanitaria, ma anche come luogo dove accoglienza e attenzione siano al centro delle attività di ricovero".
Bordo, perché un'iniziativa così eclatante?
"E' la prima volta nella mia attività politica e sociale che adotto un provvedimento simile, perché è la prima volta che mi scontro con una scelta così irrazionale, profondamente ingiusta e disumana nella mia città e questo non riesco a tollerarlo".
Non c'era spazio per il dialogo?
"Evidentemente no. La mia forma di protesta inizia 13 giorni dopo l'entrata in vigore del provvedimento. La dirigenza ha avuto tutto il tempo di riflettere e verificare che si trattava di un'iniziativa sbagliata".
C'è stato anche un incontro coi sindacati. Com'è andato?
"Delegati sindacali hanno incontrato i vertici dell'azienda ospedaliera mercoledì. Si sono aggiornati al 1 ottobre però Ablondi ha mantenuto ferma la propria posizione, non mi pare che siano emerse possibilità di un ritiro del provvedimento".
I degenti devono comprarsi l'acqua. Il tutto in nome del risparmio. Un altro metodo per raggiungere l'obiettivo non è possibile?
"Secondo me si potevano fare altre scelte senza dover necessariamente togliere l'acqua ai degenti. Comunque, facciamo un passo avanti, passiamo dalla distribuzione con le bottigliette a sistemi di distribuzione diversi, magari coi dispenser e l'ampollone ad ogni reparto. L'importante è che sia garantita l'acqua con sicurezza microbiologica, essendo una condizione particolare l'ospedale. L'idea di andare a prendersi l'acqua al rubinetto non è percorribile".
Cosa ne pensano i cremaschi, la sosterranno nella sua iniziativa?
"Sì, ne sono convinto. Mi auguro che i dirigenti dell'ospedale capiscano l'assurdità di questo provvedimento che cozza contro il buon senso. Ho incontrato molto disorientamento in città rispetto a questa scelta. Non siamo nel quarto mondo, per cui gli ammalati meritano di essere trattati in questo modo. Ablondi ha la possibilità di rivedere la sua scelta, correggerla con le modalità che indicavamo prima".
La legge è dalla parte dell'azienda?
"Io auspico che l'incontro del 1 ottobre coi sindacati possa portare ad una soluzione positiva; domani documenteremo senza possibilità di fraintendimenti come la scelta non sia conforme con quanto previsto da regione Lombardia".
Crema è la prima in Italia a subire questo provvedimento. Pensa che altri seguiranno l'esempio?
"Effettivamente siamo gli unici in Italia, un primato di cui andiamo molto poco fieri. Non sono convinto della scelta di Ablondi, perché se è vero che doveva tagliare il 5% delle spese avrebbe dovuto tagliare anche il 5% del costo del pane, del prosciutto, insomma di tutto il resto. Sappiamo invece che nella gestione dei pasti ci sono molti sprechi. Mi sembra un provvedimento ideologico, un voler far capire che le cose non possono essere più come prima, che a partire dal malato non si può più godere di certi privilegi. Il punto è proprio questo, per noi l'acqua non è un privilegio".