06-09-2012 ore 11:06 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Crema. Matteo Piloni: "il piacere di fare politica ed i valori fondanti della Festa Democratica, oltre il semplice reperimento di risorse"

Ha firmato il libretto della Festa Democratica in corso ad Ombrianello e figura come il politico che ha ottenuto il maggior numero di preferenze durante la recente tornata elettorale. Nato nel 1980 è cresciuto proprio nel popoloso quartiere in cui si svolge la Festa; dice di appartenere a quella generazione che è nata politicamente dopo la caduta del muro di Berlino. "Precisamente, il mio primissimo approccio politico è stato nel 1996 nella campagna elettorale per Prodi. Posso quindi asserire che politicamente sono nato con l’Ulivo". Dato come sicuro vicesindaco prima delle elezioni dello scorso maggio, è invece stato protagonista di un'elezione brivido - per colpa o merito di SeL - alla carica di presidente del consiglio comunale. Un ruolo super partes, che ha deciso di rivestire appieno annunciando le dimissioni dal ruolo di segretario del Partito Democratico. Con l'intervista partiamo proprio da qui.

Quando lascerà la segreteria?
"Ho già annunciato tramite lettera a tutti gli iscritti che le dimissioni saranno ratificate nel prossimo congresso, che un partito serio come il nostro non può organizzare in due minuti, quindi presumibilmente quest'autunno".

Un presidente del consiglio può firmare l'organizzazione della festa?
"Il presidente del consiglio è un'altra cosa. All'interno del partito continuo a fare quello che ho sempre fatto, anche se politicamente meno di prima. Comunque il libretto della Festa è stato firmato come responsabile della festa e non come segretario di partito".

Ricavate molto dalla Festa di Ombriano?
"Il bilancio della nostra organizzazione a livello territoriale sta in piedi per la maggior parte grazie all'organizzazione delle Feste, una parte riguarda il tesseramento ed infine il contributo volontario degli eletti. Quanto? Circa 170, 180 mila euro all'anno. Nel Cremasco organizziamo una dozzina di feste. Ad ogni festa viene dato un obiettivo, una quota che viene versata a Crema mentre la parte restante rimane ai circoli per le attività del territorio".

Tutti per uno, uno per tutti?
"Esatto, c'è questa consuetudine solidaristica. Non abbiamo altre entrate. Comunque la festa di Ombrianello, che è la festa di tutti, alla quale tutti i comuni contribuiscono, fornisce risorse importanti".

Quante persone lavorano?
"In 13 giorni circa 400 volontari, da chi fa una sera sola a quelli che sono in ballo dal 1 agosto e iniziano a montare la festa. C'è uno zoccolo duro, ovviamente, al quale si affiancano quelli che offrono il loro tempo anche per una sera. Sono tutti assolutamente preziosi per la buona riuscita dell'evento".

Come la definirebbe in tre parole?
"E' un'organizzazione imponente, bella e complicata".

Anche sfortunata, visto il maltempo
"Gli ultimi 4 giorni hanno rovinato la festa, ma grazie ai volontari siamo riusciti a prolungarla. C'è da tener conto anche del lato economico, ma la festa è radicata perché non si è mai soffermata unicamente sulle entrate, anzi, vuol essere un'occasione di festa dell'intero territorio, in molti la considerano la festa di fine estate e l'estate cremasca non poteva finire con quattro giorni di pioggia".

Quali sono i valori fondanti della Festa Democratica?
"Permette al partito di fare attività, recuperare risorse in maniera pulita, trasparente. Chi viene in festa però può anche non spendere niente e godere degli intrattenimenti. E' indubbio che regali al territorio momenti di festa e aggregazione, buona cucina, musica, dibattiti e approfondimenti politici".

Cosa significa far politica attraverso una festa popolare?
"Significa offrire ai cittadini momenti condivisi. Stare in mezzo alla gente, creare momenti e occasioni per parlare, confrontarsi, discutere. Quando abbiamo invitato il sindaco la risposta è stata molto importante: quella sera è stata fermata da decine di persone che hanno avuto modo di parlarle, raccontare e chiedere chiarimenti, cosa che normalmente non può accadere. La Festa dà il senso più vero del radicamento nel territorio".

Cosa vi chiede la gente di Crema?
"Durante il periodo della festa ho registrato che la crisi c'è e continua a mordere e le ricadute sulle famiglie cremasche sono tante. In molti hanno fatto presente le difficoltà ad arrivare alla fine del mese, l'aumento delle tasse, le bollette da pagare. Chiunque ci fermasse, a partire dagli standisti, ha ribadito quanto il tema del lavoro sia importante".

I giovani partecipano alle attività di partito?
"C'è un gruppo di ragazzi che gestisce la Birroteca e devo dire che sono eccezionali. Sono ragazzi che vogliono fare politica anche attraverso manifestazioni musicali, attraverso iniziative differenti. Comunque i giovani che vengono alla Festa sono sempre tanti. Rappresentano un mondo che sta facendo fatica ad avere risposte e il rischio che perdano la speranza c'è".

A 32 anni e col suo ruolo sente il dovere di dare una risposta?
"Certo, ma devono prima capire che la politica è seria e importante, non è solo quella della tv e delle beghe sui giornali di partito. Prima di dare risposte c'è la necessità di far capire loro che la politica è uno strumento utile per chi la pratica, perché aiuta ad essere migliori. Certo non sempre è così, ma la politica può rendere migliori, non sono aiutare gli altri e amministrare la cosa pubblica".

Non il libro dei sogni, ma qual è una priorità concreta dell'amministrazione?
"Una cosa concreta è la dimostrazione di un atteggiamento vicino alle esigenze dei cittadini. Questa amministrazione affronta progetti importanti, che hanno bisogno di tempi più lunghi, ma c'è comunque la volontà di dimostrare attenzione nei confronti delle piccole cose e di ogni singolo cittadino. Il tema del lavoro e della giustizia non possiamo certo risolverli noi, ma possiamo dimostrare che vogliamo costruire un rapporto diverso. Lo stiamo già raggiungendo".

Il sindaco entra in comune alle 8 e ne esce a sera. Ha preso proprio a cuore il ruolo?
"Il sindaco ha preso a cuore l'impegno in maniera molto seria. Quello che spicca agli occhi delle persone è che la figura del sindaco mancava, mentre ora c'è. Certo, a qualcuno può dare fastidio avere un sindaco sempre presente. A Stefania l'ho detto, deve stare attenta a non farsi prendere troppo, deve misurare gli sforzi e commisurarli agli obiettivi. Non deve farsi carico di tutto il peso. I risultati si ottengono tutti insieme e nessuno le toglierà il giusto merito".

Fondazione San Domenico. Via Cabini, ora cosa accadrà?
"Quando il teatro è nato c'era una figura politica come Paola Orini. Cabini è stata un'intuizione buona e giusta, certo con pregi e con difetti. I pregi sono senz'altro aver introdotto tante novità e aver consentito il buon esito dell'inserimento del Folcioni, mentre il limite è stato quello di non riuscire a far allargare le maglie della condivisione al consiglio di amministrazione".

Parliamo di obiettivi?
"Nel futuro della Fondazione San Domenico vedo 3 obiettivi: primo e molto importante, il recupero delle risorse, con la nomina di figure che garantiscono al teatro di camminare se non proprio su proprie gambe, almeno su una gamba solida. Secondo, impegnarsi affinché il Folcioni si integri pienamente con la Fondazione San Domenico e ne sia un motore potente e trainante. Il terzo è che se si continua sulla linea del consulente artistico ci sia un cda un po' meno gestore in prima persone dei temi artistici ma più degli indirizzi".