Giorgio Gaber: parole e musica a Castelverde. Omaggio nel decennale della scomparsa
A dieci anni dalla scomparsa dell'indimenticato Giorgio Gaber, il prossimo 23 novembre andrà in scena al Teatro "Primo Ferrari" di Castelverde, alle porte di Cremona, uno spettacolo interamente a lui dedicato. "Il sipario" è il nome della rassegna nella quale è inserito e che, da ottobre a febbraio, porterà compagnie amatoriali e non nel teatro di Castelverde. La regia è stata curata da Danio Belloni ed Elisa Zanolla per L'altra luna e Spazio Mythos C.r.t. mentre la parte musicale è affidata alla DemeBand.
Perché Gaber?
L'dea di tuffarci in questo progetto - racconta il regista - è nata due anni fa, ma si è concretizzata solo quest’anno proprio durante le commemorazioni del decennale della sua scomparsa ed è stata dettata dalla smisurata passione per l’opera di Gaber che accomuna me ed Elisa Zanolla. Siamo da sempre affascinati per quello che lui e Luporini hanno scritto.
Ironia
È una forma di teatro - continua - che apre gli occhi sulla realtà, ma che viene proposta con un’ironia e una comicità così raffinate da rompere tutti gli schemi classici del cabaret. Abbiamo scelto Gaber perché abbiamo voglia di trasmettere qualcosa di concreto al pubblico, di indurlo a pensare divertendolo e divertendoci noi stessi.
Attualità
La scelta dello spettacolo che proponiamo, partendo dal titolo, non è casuale. Gaber...senza tempo! perché nel nostro percorso di studio e di ricerca abbiamo notato che i suoi testi, anche se scritti molti anni fa, sono attualissimi. Abbiamo quindi impostato il nostro lavoro ricercando e studiando brani e monologhi che parlano del rapporto uomo-società, uomo-donna, uomo e politica.
Dalla catena di montaggio al call center
Un esempio su tutti - sintetizza Danio Belloni - potrebbe essere “La catena di montaggio” scritto nel '69 che riassume le condizioni dei lavoratori durante il periodo dello sviluppo industriale. L’operaio o l’impiegato costretto a produrre a tutti i costi sempre di più, diventa schiavo di alcuni tic, malattie professionali fisiche o psichiche in un crescente senso di alienazione. Si sfrutta il materiale umano o “risorsa umana” fino allo stremo poi quando non serve più si butta. Questa parodia è specchio anche dei nostri tempi in cui la figura predominante non è più l’operaio della catena di montaggio, anche se esiste ancora, ma è l’impiegato del call center, la commessa del negozio, il precario di qualsiasi ordine e grado.
Tolleranza
L'attualità dei testi di Giorgio Gaber è straordinaria. Un altro esempio potrebbe essere ricordare il testo di “Incontro” del '97, in cui si affronta la tematica del rapporto con gli stranieri. Si parla della paura di ciò che non conosciamo e quindi di disprezzo per chi non è come noi, dell'ipocrisia e della falsa tolleranza. Gaber è un mito - conclude il regista - e vogliamo rendergli omaggio per tutto quello che ha trasmesso e soprattutto ha lasciato in eredità.