07-11-2013 ore 19:45 | Cultura - Tradizioni
di don Emilio Lingiardi

"E' il mio figlio diletto, ascoltatelo". La Chiesa, ai piedi del suo Maestro, ascolta la Parola e la proclama con fiducia e speranza

La chiesa, quando prende coscienza di sé, si scopre missionaria, mandata da Gesù a portare il Vangelo a tutti gli uomini. Per portare questa buona notizia bisogna conoscerla adeguatamente e per conoscerla è necessario ascoltarla con devozione e impegno. Così i vescovi al Concilio Vaticano II, sollecitati anche dai loro confratelli che vivono in Paesi a contatto coi protestanti, la cui norma di fede è solo la Parola - scriptura sola dice Lutero - hanno svolto molte riflessioni sul dono che Dio ha lasciato alla sua chiesa, nella accondiscenza con la quale si è adattato a un popolo che è vissuto in un tempo e su una terra precisa, per comunicare il suo messaggio di salvezza.

Dei verbum
E' nata così la 'Dei verbum', approvata dal papa Paolo VI e dai vescovi il 18 novembre 1965, qualche settimana prima della conclusione del Concilio stesso. Dio parla in tanti modi: dalla creazione ai profeti e re d'Israele, cui ha affidato il suo disegno d'amore anzitutto per il popolo che si è scelto e poi dopo Gesù, che porta a pienezza questa parola, a tutti gli uomini.

E' il mio figlio diletto, ascoltatelo
L'impegno fondamentale allora è l'ascolto: nella preghiera ebraica recitata tre volte al giorno si inizia proprio con questo invito, Ascolta Israele. Quando Dio padre accredita Gesù sul monte Tabor durante la trasfigurazione di luce, così invita gli apostoli: "è il mio figlio diletto, ascoltatelo". Pure l'Apocalisse, nei primi tre capitoli, trattando dei problemi delle sette chiese, si appella sempre al cuore dei credenti perché ascoltino ciò che lo spirito dice loro.

Le due letture
Per questo ascolto fecondo, sul modello della sinagoga, la chiesa conciliare ha voluto presentare la mensa della parola con molta abbondanza: le domeniche e le feste di fatti nella prima parte della messa chiamata liturgia della parola proclamano due letture e il Vangelo con una scelta adeguata così che l'annuncio profetico che si ascolta nella prima lettura e tratta della storia di Israele, si attua e realizza nel Vangelo di Gesù, mentre la seconda lettura suggerisce alcuni comportamenti morali da seguire in atteggiamento obbediente a questa parola.

La riscoperta della Parola
Anche nei giorni feriali, divisi in anno pari e dispari, la liturgia presenta in due anni tutta la Sacra Scrittura, perché il fedele nutra la sua fede nell'ascolto della Parola e vi trovi la luce che guida poi nelle scelte normali e quotidiane, vissute con coerenza e generosità. Certamente il dono più grande che il Signore ha fatto alla sua chiesa è stato la riscoperta della Parola, tradotta poi dalla latina di San Gerolamo, che in trent'anni, a Betlemme aveva tradotto i 73 libri della bibbia dal greco in latino, in tutte le lingue parlate del mondo, così che ogni credente ascolta questo messaggio con chiarezza e comprensione, risponde con maggiore consapevolezza e sa trovare la risposta ai suoi problemi a volte anche drammatici e angosciosi.

In verbis cor
San Gregorio Magno amava sempre dire ai suoi fedeli di Roma di non limitarsi a conoscere soltanto la storia o il valore morale di questi messaggi rivelati, quanto piuttosto di scoprire nelle parole il cuore di Dio: in verbis cor, per apprendere la verità del mistero di Dio, al di là dello sforzo della ragione, e il destino dell'uomo perché la Sacra Scrittura è certamente "parola di Dio", ma anche appello all'uomo che vi può trovare il senso e il significato profondo della sua vita.