21-10-2013 ore 19:37 | Economia - Associazioni
di Ilaria Bosi

Pochi incentivi e consumi non rilanciati, Cna Cremona boccia la 'Legge di Stabilità'. Ecco le proposte per aiutare le imprese locali a ripartire

La Legge di Stabilità è insufficiente per affrontare la difficile situazione del Paese e risvegliare le energie per intercettare e sviluppare i pur debolissimi segnali di ripresa. Dalle anticipazioni appare un provvedimento che si caratterizza per la modesta entità degli importi e la polverizzazione degli interventi. E’ questa la posizione di Rete Imprese Italia sulla Legge di Stabilità che è ampiamente condivisa anche dalla CNA di Cremona.

Più determinazione
La CNA si sarebbe aspettata maggior determinazione nell’adottare le scelte necessarie a rimettere in moto investimenti e consumi. La pressione fiscale anche con questa manovra rimane elevata e l’intervento sul cuneo è ancora poco incisivo. Così come, per le imprese è ancora troppo modesta la riduzione prevista per i contributi sociali, con l’abbattimento delle tariffe Inail. Assente, inoltre, è qualunque intervento per diminuire l’imposizione sugli utili e ridurre strutturalmente l’Irap.

Incentivi irrisori
“Gli incentivi ci sono in questa manovra – afferma Giovanni Bozzini presidente di CNA Cremona - ma di dimensione talmente irrisoria che difficilmente serviranno per raggiungere i due obiettivi che ci si pone per questo Paese. Il primo era tagliare il cuneo fiscale che avrebbe significato rilanciare i consumi ma con 2,5 miliardi e 7 miliardi in 3 anni mi pare davvero molto poco quello che si è voluto fare. Taglio che per le imprese vale ancora meno, perché bisognava incentivare gli investimenti e quindi abbassarne i costi. Devo dire che la direzione è quella giusta, perché è vero che gli incentivi ci sono, ma la dimensione è assolutamente inadeguata rispetto a quella che il Paese ha di riprendere lo sviluppo”.

Vecchi strumenti
E’ possibile secondo la CNA mettere anche a disposizione delle imprese vecchi strumenti che già erano in vigore, senza per forza inventarsi qualcosa di nuovo, perché le imprese sono ancora una volta disponibili a fare la loro parte di sacrifici ma solo in cambio di operazioni vere che incidono e sul potere di acquisto dei cittadini e sulla possibilità di rilancio delle imprese stesse in termini di competitività e produttività.