07-09-2013 ore 23:28 | Cronaca - Crema
di Emanuele Mandelli

Crema. Inaugurazione movimentata: due le contestazioni, da segnalare l’equilibrismo del sindaco Stefania Bonaldi e il brivido dato dal baffo del re. Il video

Alla fine la tanto discussa statua è stata inaugurata, col telone che non voleva saperne di scendere a scoprire la statua del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, incastrato su uno dei baffoni scolpiti dal Barzaghi nell’800 e da ieri tornati, con tutta la statua, a dominare piazza Aldo Moro. Una mattinata di contrapposizioni e di equilibrismi. Una mattinata calda di sole e calda, ma non troppo via, di contestazioni.

Piazza blindata
Imponente spiegamento di forze dell’ordine e piazza blindata, si dice in questi casi. La decina di contestatori bloccati appena fuori la piazza sul lato che da verso San Giacomo, guadati a vista dagli uomini di Daniel Segre e del capitano Antonio Savino. Si conoscono bene, urlano slogan, srotolano striscioni di protesta che inneggiano all’anarchico regicida Gaetano Bresci e alle bombe, fanno qualche coro, qualcuno fa anche una clamorosa gaffe in un coro.

Le contestazioni
Ad un certo punto si beccano con un fotografo che risponde alle provocazioni, poi con una signora che urla “ma siete proprio dei maleducati”, parte il coro Giornalisti terroristi, tutto da copione. A fine manifestazione quelli che rimangono si avvicinano alla statua, un bambino si siede sul basamento, un cane si accuccia li vicino. Carabinieri e polizia li scrutano ancora da lontano e poi tutto torna alla normalità.



Il volantinaggio di Sel e Rifondazione
Ma la mattinata era iniziata presto, attorno alle 9.30. Era iniziata con un’altra contestazione, più pacata e, passateci il termine, istituzionale. I gruppi di Sel e Rifondazione Comunista avevano volantinato denunciando lo spreco di soldi pubblici. Presenti in piazza tra gli altri Gabriele Piazzoni, Anna Rozza, Alvaro Dellera, Mario Lottaroli, Antonio Miglio. Assente come annunciato il parlamentare di Sel Franco Bordo.

La cerimonia
Poi attorno alle 10 era iniziata la cerimonia vera e propria. Un mini concerto della Banda Giuseppe Verdi di Ombriano, qualche pezzo allegro, qualche pezzo patriottico, l’inno d’Italia e l’inno del Piave per il disvelamento della statua. La piazza sgombra di auto è bella, nulla da dire. Sembra che Crema abbia quella piazza che non ha, e che non avrà non appena saranno riaperti i posteggi di piazza Moro.

Monarchia e repubblica
Già e come la mettiamo col fatto che la piazza sia intitolata ad uno statista padre della Repubblica e che ci abbiamo piazzato la statua di un re? Lo spiega il sindaco Stefania Bonaldi, era molto atteso il suo discorso visto che più di una volta aveva fatto trapelare che la decisione di dare l’ok alla posa non l’aveva del tutto condivisa. Un discorso che viene aperto da un “stopa le buse”, che si leva da un presente, che fa sorridere.



Il discorso del sindaco
Un discorso di grande equilibrismo politico e storico il suo. Più che contrapposizione tra monarchia e repubblica ha voluto mettere in luce che si tratta pur sempre di due capitoli della storia bi centenaria del nostro paese. Una lezione di storia per la chiusura del discorso, la voce un filo tremante come raramente ci è capitato di sentire, e via questo peso è tolto.

L’introduzione storica
L’aveva preceduta la lunga introduzione storica di Tino Moruzzi, presidente del comitato che è riuscito a ramazzare i 160 mila euro necessari per il recuperare e ricollocare la statua. Quella statua abbattuta dal tritolo nel giungo del 1946 e per oltre mezzo secolo rimasta a pezzi nei magazzini comunali. E il restauro ha lasciato segno di questa esplosione, lo si vede bene sulla gamba destra del re, che a nostro parere il Barzaghi volle scolpire leggermente più alto della sua reale statura.

Gli interventi
Per il resto si sono poi susseguiti gli interventi del presidente della provincia Massimiliano Salini, dell’ex sindaco Bruno Bruttomesso, del consigliere regionale del Pdl Carlo Malvezzi, dell’assessore provinciale Paola Orini e del consigliere comunale Antonio Agazzi. Un ultima sventagliata di note e poi la piazza si svuota.

Il finale
Rimane sotto il portego di sota al signur Gigi Dossena col suo bibbio di Arcore,che oramai non perde occasione pubblica per sfoggiare la sua opera che lo sta portando agli onori elle cronache nazionali. Rimangono alcuni contestatori e alcuni poliziotti. Si arrotolano i tappeti e gli striscioni e si rompono le righe. Staremo a vedere nei prossimi giorni, il comitato non ha mai nascosto di temere qualche atto vandalico e il promesso sistema di videosorveglianza non pare essere ancora stato installato.