05-09-2013 ore 18:10 | Politica - Crema
di Andrea Galvani

Tribunale di Crema. Bordo sostiene la protesta di Forte: "pronto allo sciopero della fame". La delegazione dei sindaci nella capitale. Il video

"Pensiamo ci sia ancora il tempo per una nuova proroga, riteniamo che la geografia giudiziaria debba e possa essere condivisa in modo più ampio e razionale. Finché non avremo risposte positive continueremo a difendere il tribunale di Crema, anche perché al momento nessuno ha dimostrato quali vantaggi, quali risparmi possa potare la sua chiusura, anzi".

Le risposte di Roma
Così oggi il deputato di Sel, Franco Bordo, portando la propria solidarietà a Cesare Forte, da ieri incatenato al cancello d'ingresso del tribunale cittadino. L'esponente politico del Movimento Insieme di Soncino ha spiegato che la protesta proseguirà ad oltranza, "finché da Roma non arriveranno risposte concrete".

La battaglia
Bordo sostiene di credere fermamente nella possibilità di una proroga. Spiega di "non condividere le posizioni dell'onorevole Luciano Pizzetti, del Pd, da sempre favorevole alla chiusura del tribunale e al suo accorpamento con Cremona. Non condivido le campane a morto che vuole suonare a poche ore dal 13 settembre, dalla chiusura definitiva del tribunale. Crediamo che esista ancora tempo per una proroga".

La delegazione cremasca
In difesa del presidio giudiziario anche una delegazione cremasca che oggi a Roma ha incontrato il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri per tentare l'ennesima mediazione e chiedere una proroga. In missione i sindaci Stefania Bonaldi, Paolo Riccaboni, Doriano Aiolfi, la deputata della Lega Nord Silvana Comaroli e del PD Cinzia Fontana, il vicepresidente del consiglio comunale di Crema Antonio Agazzi, Gianni Rossoni, l’avvocato Martino Boschiroli.

Il documento
I sindaci, che alle 17.45 erano ancora in treno, hanno predisposto un documento comune (integrale in allegato): "Obiettivo della missione ottenere che la già accordata proroga all’utilizzo della struttura del Tribunale di Crema, limitatamente all’attività di archivio, venga estesa anche per la continuità della attività giudicante, al fine di preservare il servizio erogato ai cittadini e alle imprese del territorio".

Il minor rango
"La delegazione ha inoltrato una vibrata protesta nel constatare che il tribunale di Crema apparirebbe come l’unico tra i Tribunali a perdere l’attività giudicante, congiuntamente a oltre una ventina di sezioni staccate di Tribunale, con ciò stigmatizzando il concetto che il Tribunale di Crema otterrebbe un trattamento addirittura di minor rango rispetto alle sezioni staccate".



L'incremento della concorrenza
Con la chiusura di Crema ed il suo accorpamento con Cremona l'obiettivo del Governo - al momento tutt'altro che dimostrato dai fatti - è aumentare il risparmio. Non solo, in linea teorica con la chiusura dei tribunali piccoli e la concentrazione in tribunali medio grandi o molto grandi. L'incremento della concorrenza dovrebbe portare gli avvocati ad una maggiore specializzazione, non si capisce in che modo invece verrebbe velocizzata la Giustizia, soprattutto visto che il tribunale di Crema ha uno degli indici più alti d'Italia per quanto concerne il funzionamento in relazione al numero dei reati.

I distretti giudiziari
I tribunali disegnati dalla riforma giudiziaria troverebbero posto nei vari capoluoghi di provincia, ma le amministrazioni provinciali sono già state svuotate di poteri e sono ormai prossime a scomparire. In molti ritengono invece necessaria una riorganizzazione dei distretti giudiziari: Crema al momento è sotto Brescia e la soluzione ottimale sarebbe un accorpamento con Lodi, decisamente più organica, non solo per la vicinanza, al territorio cremasco. Ad aggravare il quadro, in un contesto generale divenuto piuttosto problematico per l'aggravarsi della violenza e della tensione sociale, il conseguente ridimensionamento degli operatori delle forze dell'ordine.



La polizia giudiziaria
In particolare sarebbe a rischio il delicatissimo settore della polizia giudiziaria, col trasferimento a Cremona di personale che da tempo opera a Crema e possiede un'approfondita conoscenza delle dinamiche sociali, economiche e politiche del comprensorio cremasco. Col loro spostamento verrebbe inferto un duro colpo alla tempestività e alla profondità degli interventi. I processi per direttissima verrebbero tutti celebrati a Cremona, mentre sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino i dipendenti del tribunale.

I paladini "a parole"
Il presidio cremasco pare quindi destinato a non fermarsi. Anzi, "in caso non ottenessimo ciò che meritiamo sono pronto a restare qui giorno e notte aggiungendo anche lo sciopero della fame". Cesare Forte non ha lesinato una stoccata ai politici cremaschi: "leggo che fanno a gara a proporsi come paladini del tribunale, ripetono 'il primo a difenderlo son stato io, no io', ma in realtà qui non ho visto nessuno, a parte SeL". Di ritorno dalla capitale, i referenti istituzionali proseguiranno a far sentire la propria voce. La speranza è che il Governo non faccia orecchie da mercante, cedendo solo alle pressioni elettoralmente più vantaggiose e facendo scontare ai 'piccoli' tribunali la propria incapacità di fornire risposte adeguate a tutti i cittadini.