Comprendere il senso di un'opera d'arte, coglierne il concetto fondante, reinterpretarlo, tradurlo in un allestimento originale: questa la complicatissima operazione che il trio
Elo, Boho Dance & BU ha proposto sabato sera ad Alice nella città, ricostruendo in una "camera sonora" attuale e contemporanea l'atmosfera di
The Velvet Underground and Nico.
Dai Feedback al loopPrima di addentrarsi in un'analisi più o meno capillare delle reinterpretazioni dei singoli storici brani, va assolutamente detto che la scelta musicale del trio (ricaduta su un ambiente fortemente elettronico, caratterizzato da geometrie e ripetizioni) è stata quanto meno intelligente. Se il sound originale di
Lou Reed e compagni era fortemente tagliato da una forma di
ipnosi ansiogena che gravitava intorno a lunghi pedali di feedback e dissonanze, nella reinterpretazione di ieri sera il senso ipnotico è stato trasferito sul concetto di
loop elettronico, fatto di sequenze ripetute in un'evoluzione contemporanea del concetto di "mantra", mentre i feedback originali delle chitarre acide dei Velvet sono stati tradotti in un gioco di interferenze radio, oscillazioni e suoni di confine tra l'analogico e il digitale.
Kitsch, grottesco e trasgressivoIn questo contesto fortemente dark, hanno giocato un ruolo fondamentale le videoproiezioni, pressochè unico elemento luminoso in scena, dato che i musicisti hanno scelto di esibirsi in una densa penombra. Uno schermo in sedici noni, sospeso a mezz'aria e suddiviso in cinque sezioni, ha dato spazio e luce a una perfetta scelta di sequenze capaci di captare l'attenzione del pubblico per quell'insieme di
kitsch, grottesco e trasgressivo che sappiamo caratterizzare la produzione cinematografica di
Warhol & co. ammorbidendo anche le improvvisazioni musicali più ardite e prolisse.
Il ruolo dei musicistiTornando alla parte musicale, i ruoli dei tre musicisti sono parsi estremamente calibrati e definiti, con la voce morbida di
Boho Dance a caricarsi tutta la componente romantica dei
Velvet in contrapposizione all'elettronica e alle splendide chitarre rumorose di Elo, il tutto sotto la palese orchestrazione di
BU, impegnato con tastiere e computer a creare il corpo musicale da sacrificare alla sperimentazione.
Da ricordareDa ricordare: la riscrittura armonica dell'epica
Venus in furs, la versione ridotta a tre chitarre (eppure incredibilmente fedele allo spirito dell'originale) di
Heroin, il solo vocale di
Boho Dance in
I'll be your mirror sulle immagini di
Empire e i campionamenti utilizzati in
Black angel's death song che, all'ascoltatore più attento, hanno rivelato l'utilizzo di campioni tratti dal folle
Metal machine music di
Lou Reed.
Lo scabroso videoInfine, una facile emozione extra in chiusura con una delicatissima interpretazione di
Walk on the wild side accompagnata dallo scabroso video
Mario Banana, il cui reperimento è ora lasciato ai più curiosi.